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Diario Minimo di un commentatore domestico
La donna sfuggente
post pubblicato in diario, il 21 febbraio 2009


Era una donna particolare: imperscrutabile, schiva, ma con uno sguardo profondo. Frequentava un bar del centro... Pressoché ogni mattina ordinava sempre le stesse cose: un caffè e una brioche. Non parlava quasi mai con sconosciuti. E, se per caso, qualcuno tentava un approccio, lei sfilava via  come un'anguilla. Qualche volta sfogliava il giornale che il bar metteva a disposizione dei suoi clienti. Lo faceva distrattamente, senza mostrare il minino interesse. Più spesso, invece, leggeva libri. Ne portava sempre uno con sé. Quando lo estraeva delicatamente dalla sua valigia nera, pareva stesse officiando un "rito". Lo apriva con entrambe le mani senza appoggiarlo sul tavolo, probabilmente per timore che si macchiasse...Sfogliava le pagine lentissima-mente, quasi a volerne saggiare la consistenza. Il modo, davvero inusuale,  attraverso cui sfogliava quelle  pagine aveva un qualcosa di magico: le sue dita affusolate sembravano proprio esser state fatte allo scopo.  Quando leggeva, trasfigurava. A volte la si poteva notare emozionata, turbata o spaventata. Qualche volta gioiva vistosamente, in una maniera estremamente silente. Poi, come se niente fosse, lo riponeva con estrema cura  nella valigia che si portava appresso. Parlava a voce bassa e si tratteneva pochissimo, giusto il tempo per fare colazione. Lavorava in un ufficio presso un commercialista. Della sua vita privata si conosceva pochissimo. Le poche notizie che trapelavano erano per lo più frutto di illazioni e pettegolezzi.  Nonostante il suo carattere sfuggente e poco ciarliero era molto corteggiata. Il barista, non appena la vedeva lasciare il locale, faceva moltissimi commenti sul suo conto. Le notizie di cui disponeva, però, non erano di prima mano e  corrispondevano, più o meno, alle indiscrezioni di coloro che la corteggiavano. Il barista sosteneva che la donna intrattenesse una relazione adulterina con il suo datore di lavoro. Ma non era in grado di dimostrare alcunché. Per tale motivo il gestore del locale, nel tentativo veramente balzano di strapparle qualche confidenza, si mostrava più gentile del solito e, non di rado, le offriva il caffè. Lei accettava, ma senza sbottonarsi più di tanto. Non credo che all'inizio avesse nutrito un qualche interesse nei miei confronti: immagino addirittura che non mi notasse neppure. Ma, via via che il tempo passava, le sue "incursioni "al bar diventavano sempre  più frequenti e i suoi sguardi sempre più suadenti. Si muoveva in modo circospetto, quasi a voler misurare il passo, come se fosse tentata di tornare indietro... Certe volte, appena dopo aver messo piede nel locale, faceva dietrofront, apparentemente senza ragione, come se fosse soprappensiero. A volte era possibile vederla all'ora dell'aperitivo, insieme al suo capo ufficio o con qualche collega di lavoro. Altre volte era vestita in modo estremamente elegante. In una forma che non so descrivere, un giorno me ne innamorai. Fu come un fulmine a ciel sereno, senza preavvertimento alcuno. Mi sorrise sinceramente e io ricambiai. Mi fece cenno di accomodarmi al suo tavolo. Risposi affermativamente. Non stavo più nei panni.  Fu un emozione estremamente trascinante, una cosa che ancora adesso non riesco a descrivere. In quel preciso istante fui preso per la manica della giacca da un collega.  Feci di tutto per liberarmi da quella presa.  Quando fui finalmente libero, mi voltai: la donna era sparita. Mi portai velocemente verso la stanza attigua, non c'era. Chiesi al barista, niente. Nessuno aveva visto quella donna. Uscii per strada nel disperato tentativo di raggiungerla. La strada era stranamente deserta. Rimasi lì per qualche minuto, immobile, incapace di andare o tornare... finchè un soffio di vento freddo mi entro nelle orecchie...

[the_girl_who_disappeared_by_suzi9mm]

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Visite notturne
post pubblicato in diario, il 1 febbraio 2009


Carissima,
Finalmente sei vennuta a trovarmi. Ti ringrazio del buon affetto e della premura che hai per me. Ho scoperto la tua vera natura, che ti porta a spostarti di continuo, senza sosta. E' una strana luce quella che emani nel buio. Mi inchino di fronte alla tua esperienza. Io non saprei far meglio. Avrei voluto tenerti stretta a me. Ma non ho potuto e tu sai il perchè... Il Silenzio interiore, quel punto in cui tutti i pensieri evaporano, viene vissuto ad un livello dell'essere diverso da quello ordinario. La percezione in questo stato cambia, poichè esso non dipende più dai sensi ordinari... Ma cosa è questo senso "straordinario"? In vero, cara amica, esso non è tanto "straordinario", se non nella misura in cui noi stessi lo rileviamo. Siamo noi, esseri *ordinari*, che lo consideriamo tale sol perchè ci troviamo *depotenziati*, separati da esso, durante lo stato di veglia... Prima del cambiamento ci vuole  pazienza. Prima della pazienza, c'è la sofferenza. La sofferenza ci permette di scoprire ciò che si è veramente... e lo fa in modo continuo, giorno dopo giorno, preparando il terreno come fa un agricoltore prima della semima.Dobbiamo però rispondere a delle domande precise. Dobbiamo farlo in tutta sincerità. Con una sincerità diversa da quella solita. Una sincerità che non ammette compromessi ma che fa a pugni con la menzogna. Su queste domande ci si incammina, come avviene su certi sentieri irti e sconnessi, quasi mai comodi e piani, dove profonde voraggini  e obliqui abissi ci invitano a fare attenzione. Continuamente. Dove, anche la *caduta*, diventa propedeutica del conoscere. Tutto si trova nell'uomo. Nulla al di fuori di esso. Se non troviamo subito questo senso, ci sono innumerevoli ragioni. Molte volte abbiamo bisogno di una "scossa". Raramente viene fuori da sè... Perciò è all'interno che dobbiamo cercare.

[RitaMinelli___DeadlyMuses___by_GorgonMagazine]
 
Sogni premonitori
post pubblicato in diario, il 20 ottobre 2008



Ho commesso un grave errore, oggi. Eppure mi ero ripromesso di non farne parola con nessuno, nemmeno con lei.... In sogno ho parlato con un tizio che pareva essere il mio maestro...  ed egli mi ha detto:
"Ora come ora bisogna stare attenti. Non è ancora venuto il momento. E' necessario fare piano, piano, piano non puoi lasciarlo correre a briglia sciolta. Chi ti sta vicino vuole sapere cosa pensi, quali sono i tuoi più reconditi messaggi. Una volta appresi tutto svanirà... Per questo ti dico: Osa E Taci! "


Già...Già....

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permalink | inviato da Pierre_louis il 20/10/2008 alle 16:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sogni
post pubblicato in diario, il 24 settembre 2008


Stanotte ho fatto un sogno: ho sognato di trovarmi in un paese di tipo sudamericano. Non che mi trovassi veramente in Argentina o, che ne so, in Brasile. No. Mi trovavo sempre al solito posto. A casa. Tuttavia il  mio paese era cambiato. In giro c'erano solo vecchie automobili, stile anni '50. Il tempo era caldo secco. E, a pensarci bene, anche la mia gola lo era. Vestivo in modo alquanto elegante: una giacca in puro lino dall'aspetto trasandato, una camicia e una cravatta con delle righe oblique e infine un cappello in paglia con fascia e un paio di scarpe stringate con pelle intrecciata. Tutto rigorosamente in bianco.

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In the deep
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2006


Oggi eravamo insieme sul letto aspettando che Morfeo ci prendesse entrambi nel sonno. Avevo acceso l'impianto stereo mantenendo un volume molto basso, in modo tale da conciliare il sonno. Il brano musicale in questione era: "In the deep" di Bird York. E' stato allora che ho realizzato la percezione sublime che avevo del mio piccolo tesoro. Lei, mentre si muoveva lentamente cercando la posizione più favorevole, velava e scopriva il suo volto come se giocasse a mosca cieca. Mi sorrideva in silenzio, quasi volesse rispettare il ritmo lento e suadente della musica. Non saprei descrivere meglio felici momenti come questo. Sono assolutamente affascinanti nella loro semplicità, nel loro lento spiegarsi, nella loro infinita innocenza. Tutto consiste nel far accendere la natura ignea del cuore e mantenerla "accesa" senza che bruci in una vampata. Mentre gioca sul letto con me, il suo sorriso mi rapisce come in un esperienza estatica. Mi perdo nei suoi bellissimi occhi. Poi, all'improvviso, Morfeo ci prende, entrambi incominciamo un altro viaggio.


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Sogno o son desto?
post pubblicato in diario, il 22 febbraio 2006


A tutti capita di sognare. A tutti, più o meno frequentemente, capita di ricordare i sogni. Ma cosa sono i sogni? Parti sofferti della mente... Trastulli della fantasia ...o atti creativi dell'immaginazione?  Spesso mi pongo questa domanda. Io credo che essi possono essere tutte e tre le cose.  Ovviamente, ciò varia da persona a persona, da individuo a individuo, da vissuto a vissuto. Di solito, però, le cose rimangono distinte. Se noi, ad esempio, siamo afflitti da ciò che durante la giornata accade, inevitabilmente ciò si riverbera durante la postura notturna.  Se una nostra passione non ha trovato la giusta valvola di sfogo, inevitabilmente ciò si tradurrà in un parto della fantasia, con sogni più o meno piacevoli. Se invece, per un attimo, liberiamo la nostra mente da tutti gli affanni che la vita ci da e, con atto creativo, riusciamo ad Immaginare, allora le cose cambiano radicalmente aspetto, dandoci una diversa espressione del sogno. Solo rifuggendo dalla mente, e dall'esperienza sensibile, entriamo in contatto con noi stessi...



 


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permalink | inviato da Pierre_louis il 22/2/2006 alle 9:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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