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Diario Minimo di un commentatore domestico
I confini del cuore
post pubblicato in diario, il 7 febbraio 2009


Esistono confini -nella nostra mente- invalicabili. O, meglio, quasi invalicabili. Inoltrarsi è pericoloso. Non solo. E' persino difficile, se non difficilissimo, conoscere le esatte coordinate per trovarli. Lì si trovano i ricordi più reconditi del cuore. E chi si aggiusta con pazienza un angolo, ponedovi i ricordi più cari della sua infanzia, si ritroverà, dopo diversi anni, quei stessi ricordi diversi, molti dei quali degradati, non più intatti. Accade come per quell'orsacchiotto senza orecchio che avevamo cercato di aggiustare. Non possiamo mettere un naso di cane al posto del suo orecchio. Non si può riciclare ciò che si è rotto riadattandolo nel migliore dei modi. E' quello che purtroppo accade con certi brutti ricordi. Si tenta di rifare ciò che non può essere rifatto. Ciò mortifica e svilisce la legge del rispetto, la sacralità del luogo in cui essi erano stati posti con estrema cura. Spazi vissuti e non ancora consumati, fatti di gioie appena sussurrate, perdono quella vividezza che avevano in origine. Lasciti affettivi acquistano un altro senso, perchè il nostro percepire è cambiato. Altri, invece, rimangono intangibili, intatti. Sono lì e nessuno li potrà toccare.

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I soldatini e la storia - Stalingrado
post pubblicato in diario, il 12 agosto 2008




Da piccolo ero un appassionato collezzionista di soldatini in plastica.
Direte: "Perchè proprio in plastica?"
Semplice. La plastica costava meno rispetto al piombo fuso ed inoltre era pressocchè indistruttibile. Io, con i soldatini, ci giocavo! Mi piaceva metterli in fila oppure disporli in assetto di guerra. Ognuno nel suo ruolo specifico: fucilieri, ufficiali, soldati in marcia o di guardia. C'erano poi tutta una serie di cose che servivano per rendere più reale un campo di battaglia: Tende militari, fabbricati civili, scampoli di vegetazione, automezzi Blindati e non, ecc. Prediligevo i soldati della Seconda guerra mondiale,  esistevano numerosi eserciti a disposizionecon i loro corpi scelti: Panzer Grenadieren, Royal Fusiliers, Deutsche Afrikakorp, U.S. Marines, Armata Rossa, Sendai,  Indian Brigade ecc. Inoltre, avevo uno zio che aveva fatto parte dei famosi sommergibilisti. Prese parte alla seconda guerra mondiale come volontario. Fu fatto prigioniero prima dai francesi nella campagna d'Africa e poi dagli inglesi, fece ritono in Italia alla fine della guerra. Fu lui ad infodermi il piacere della storia. Rimanevo ore ad ascoltarlo, mentre mi narrava le vicissitudini che la guerra impone. I soldatini erano per me un modo di ricostruire eventi e battaglie di cui avevo letto sui libri di storia. A modo mio, qualche volta, cercavo di sovvertire l'ordine delle cose. Per esempio, a volte mi divertivo a far vincere i perdenti.  All'epoca le due marche conosciute da noi ragazzi erano l'inglese Airfix e l'Italiana Atlantic.

Delle due case che conoscevo sopravvive ancora l'Airfix che costruisce anche altri giocattoli e modellini. Ad esser sinceri l'Airfix produceva riproduzioni assai più accurate rispetto a quelle dell'Atlantic. Tuttavia, ero un affezionato sostenitore dell'Atlantic: era stato il primo amore. E «il primo amore - si sa - non si scorda mai».  Oggi, per evitare che ci fossero delle false riproduzioni di questa storica marca bergamasca, la Nexus ne ha acquistato gli stampi originali, riproduicendo quelle sagome che avevano animato tantissimi desolato meriggi.



Fra le campagne di guerra che mi piacevano di più c'era senz'altro quella di Russia, con la Battaglia di Stalingrado, esemplarmente incarnata nel film: " Il nemico alle Porte", titolo in originale è invece "enemy at the gate".



In questo film di Jean Jacques Annaud viene ingaggiata una guerra personale fra un cecchino russo Vassili Zaitsev, e il Maggiore Koenig chiamato proprio per eliminare il suo rivale sovietico. Dalla visione del film viene fuori tutta l'impreparazione dei russi alla guerra e, soprattutto, la scarsità dei mezzi e delle munizioni. Alle loro spalle si stava consumando una delle battaglie fondamentali della seconda guerra mondiale: "La Battaglia di Stalingrado". Nel film si narra la storia del cecchino russo che sin da piccolo era stato abiutuato a sparare con un fucile per difendere il bestiame dall'attacco dei lupi. La sua parteciapazione alla Battaglia di Stalingrado incomincia in un momento molto difficile per i suoi connazionali. Infatti, alla fine del luglio del 1942, la VI armata si era assestata a ridosso del fiume Don, a quasi 120 chimometri da Stalingrado. I reparti italinai cominciavano a prendere posizione lungo il corso del fiume,  affrancando in tal modo le divisioni tedesche da impegni statici in quella zona. Hitler ,esaltato da quel successo iniziale,  invece di far convergere  tutte le sue forze sulla città, ordinò di procedere in due direzioni diverse: una parte si preparò all'assedio di Stalingrado e l'altra procedette verso ll  Caucaso. In questo modo non riuscì a conquistarre il Petrolio di Baku che rimase nelle Mani di Stalin e fece mancare il necessario supporto alle truppe che assediavano Stalingrado. 
Recentemente, su questa falsa riga è stato approntato un bellissimo gioco , disponibile su PC e sulle consolle dedicate ai giochi. Si chiama "Call of duty". E la campagna di Russia prende spunto molto dal film prima citato.

 

Questa battaglia rientra nella celeberrima "Operazione Barbarossa". Nei programmi dei tedeschi Mosca veniva trascurata, al fine di controllare l'immenso fronte meridionale. In questo contesto era di fondamentale importanza conquistare il Caucaso e, soprattutto, i suoi pozzi petroliferi. Alcuni generali si lamentarono con Hitler per l'allungamento delle linee di comunicazione e in generale per tutta l'operazione che avrebbe lasciato un fianco molto esteso senza nessuna protezione. Le obiezioni furono scartate, con l'unico accorgimento (di pochissima rilevanza tattica) di mettere su quel fianco immenso alcune divisioni eterogene composte da rumeni, ungheresi e soprattutto italiani. La battaglia di Stalingrado avrebbe dovuto concludersi, secondo i propgrammi tedeschi, con il controllo della città industriale di Stalingrado (centro di produzione di trattori e armi). Ciò avrebbe pure comportato l'interruzione dei trasporti del sistema sovietico. Inoltre, dal Mar Caspio, attraverso un oleodotto, arrivava il petrolio del caucaso all'Armata Rossa. Se la battaglia fosse stata vinta dai tedeschi le conseguenze sarebbero state drammatiche, con eventuali sviluppi  futuri del conflitto diversi da quelli che abbiamo registrati. In pratica, alle sorti di Stalingrado non era legata solo l'Unione Sovietica, ma anche il resto dell'Europa. Inoltre, la battaglia di Stalingrado era di un'importanza enorme per i russi, dato che portava il nome di Stalin. Per lo stesso motivo Hitler  si interdardì  nel volerla conquistare a tutti i costi. Questa testardaggine del Fuhrer  fu pagata a caro prezzo: l'intera VI armata fu accerchiata e distrutta. Da quel momento, l'Unione Sovietica si riprese e ricominciò pian piano a riguadagnare il terreno perduto, fino a giungere per prima nella tana del Lupo.


Nottetempo
post pubblicato in diario, il 13 novembre 2006


Finalmente riesco a trovare uno spiraglio di tranquillità. Eppure oggi avrei dovuto aver più tempo, considerato tutto... Invece...
Invece niente. Oggi ho avuto una giornataccia, una di quelle giornate in cui, all'inizio, pensi di poter far tante cose e, poi, alla fine, ti rendi conto che hai fatto nulla o poco.
Attraverso questo "spiraglio" vorrei, mettendo da parte tutto ciò che ho cercato durante il giorno, lasciare per iscritto le mie sensazioni. Il bandolo della matassa, che adesso sembra non ci sia più.
Oggi, con tutte le comodità e i confort a disposizione, non esiste più la felicità di una volta, quella che si trovava nelle piccole cose, nei piccoli gesti quotidiani, dove tutto aveva un suo "rituale", un suo scopo. Oggi, dunque, scrivo queste poche righe al buio, mentre i piccoli dormono, cercando di dare un senso al tutto, anche all'indefinibile sensazione di disappunto cui ho dovuto far fronte, senza peraltro essere riuscito completamente a dipanare. Rimane un vuoto, un amaro in bocca, difficile da descrivere a parole. Rimane un retrogusto di rancido che non so spiegare, perchè sembra aver perso di vista ogni saldo contatto con la realtà. Una realtà per certi versi evanescente, oscura ed obliqua al tempo stesso. Una realtà che non mi permette, adesso, dire di più. Adesso, al posto delle vergogne cancellate, vorrei ci fosse più amore, più sensibilità, più altruismo, meno violenza e indifferenza verso il prossimo. Lo so, sono solo auspici gratuiti ma, adesso, sono l'unica cosa che conosco e che sento.


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permalink | inviato da Pierre_louis il 13/11/2006 alle 23:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Oggi e "ieri".
post pubblicato in diario, il 29 ottobre 2006


La Domenica è per "tutti" un giorno di festa. Non per la mia famiglia. Mia moglie lavora anche la domenica mattina e io, giocoforza, sono solo con i miei due pargoletti. Ricordo con nostalgia le domeniche che passavo da bambino, vissute fra la chiesa e le corse all'oratorio. Allora non si lavorava di domenica. Le mamme che lavoravano fuori casa erano veramente poche. Non esistevano supermercati nè ipermercati e si viveva decisamente meglio! Si vedevano vecchi e giovanetti andare in chiesa la domenica, uomini e donne abituate ad un tipo di vita ben diversa da quella che viviamo oggigiorno. Certo in campagna c'era chi lavorava anche di domenica, come succede ancor'oggi; ma si trovava sempre il tempo per "staccare la spina" e godersi il meritato riposo. La vita scorreva a ritmi più lenti, senza l'isteria collettiva del "tutto e subito". C'era meno libertà, è vero. La famiglia aveva ancora un ruolo importante. A volte i genitori condizionavano pesantemente la vita dei figli anche nelle cose più insignificanti; per esempio, a Messa "bisognava andarci" ma, tutto sommato, non rimpiango affatto quel periodo. Le strade erano pulite e non ricordo alcuna emergenza rifiuti. Lo spazzino aveva persino le chiavi di casa e veniva fin su a ritirare il secchio dell'immondizia. Non ricordo vi siano stati mai furti, non almeno con la frequenza allarmante con cui avvengono adesso. Oggi, invece, nonostante le porte blindate, le inferriate alle finestre non si è mai sicuri. Sono queste, insieme ad altre cose più importanti, manifestazioni di un'accellerazione innaturale, che stravolge i ritmi del consueto vivere. Penso alla questione del "lavoro" che non c'è, nonostante il dettato Costirtuzionale sia molto esplicito nel merito, penso al clima di incertezza generale che non rappresenta più l'eccezione, ma la norma. Penso alla perdita delle proprie "radici" e dei propri ideali che, parallelamente all'evolversi della nostra società, si diluiscono e si confondono sino a scomparire del tutto nel marasma del nichilismo. Penso al "deserto che cresce", all'uomo di fronte al senso di inutilità che prova in questa società inorganica, narcisista ed egoista. Del resto, non potrebbe essere diversamente, visto l'andazzo generale. Si cerca di sopperire alla qualità "latu sensu" con la quantità. Ma è tutto inutile: contro questo genere di cose nulla può la fretta, l'agitazione febbrile che ognuno di noi, più o meno inconsciamente, imprime alla propria vita. Purtroppo, fin quando la "Ruota non cesserà di girare" non potremo comprendere a fondo il valore del tempo, qui ed ora.

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permalink | inviato da Pierre_louis il 29/10/2006 alle 8:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La Torre Campanaria
post pubblicato in diario, il 14 ottobre 2006


immagineAh... quanti ricordi affiorano alla mente quando osservo trasecolato questa cartolina: corse nei prati, allegre scampagnate, interminabili pomeriggi a salire e scendere le scale della piccola torre.
Mi domandavo sempre perchè la porta d'accesso alla campana fosse irrimediabilmente chiusa: innocenti domande di un bimbo troppo curioso. La prima volta che quella porta mi fu aperta, per gentile concessione di Frà Nicola, percepii una sensazione fantastica, un'emozione immensa, quasi indescrivibile. L'aria che si respirava su quel colle era a dir poco "divina". C'era un'atmosfera quasi bucolica, interrotta appena da alcuni elementi spuri, "moderni". Meno divino era lo sterco che tappezzava i prati della campagna circostante. Ma allora non ci si faceva molto caso. Chi ha soggiornato per qualche settimana in quell'amena località sa di cosa parlo. Sembrava di vivere e viaggiare in un'epoca in cui si era in grado di trovare solo l'essenziale. Non si sentiva alcun bisogno delle comodità offerte dalla città. Per una (s)fortunata coincidenza, durante l'infanzia, ebbi l'opportunità di soggiornare nel convento di S.Maria Occorrevole per più di un mese. Fui così ospite dei frati minori alcantarini ed ebbi la fortuna di passare molto tempo in loro compagnia. L'occasione, come dicevo poc'anzi, mi fu offerta su di un piatto d'argento, da un medico alquanto pedante e inutilmente premuroso; il quale mi consigliò un soggiorno obbligato in quei luoghi ameni per combattere la pertosse.
Furono giorni indimenticabili. Andando avanti negli anni, non ho mai abbandonato l'abitudine di percorrere a piedi la vecchia mulattiera che conduce proprio al  campanile. Oggi, invece, si preferisce andare in macchina, vuoi per evitare perdite di tempo, vuoi per evitare di fare strani incontri... La "modernità" è arrivata anche sul colle con la fiera del martedì "in albis", per continuare con l'andirivieni delle gite turistiche pseudospirituali. Il terremoto dell'80 e la successiva speculazione edilizia su quel fenomeno tellurico non risparmiarono nemmeno il mio amato campanile che, in quell'occasione, fu "bucato"- senza alcun rispetto - con delle "siringhe" inutili e costose. Oggi è una bella giornata e avrei voluto recarmi sul posto per rivivere quei momenti. Sarebbe una gran bella cosa poterci andare oggi. Ma, ahime, impegni inderogabili non me lo hanno permesso. Ma sono fiducioso: spero di avere l'opportunità domenica prossima.


La cartolina: "Monte Muto - Il campanile"

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