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Diario Minimo di un commentatore domestico
Tempi dispari
post pubblicato in Musica, il 5 dicembre 2012



Il motore del famoso "Take Five" non ha retto all'usura del tempo, forse per via di quello strabiliante 5/4 che faceva impazzire i jazzofili di tutto il mondo. Del resto di acqua sotto i ponti ne era passata tantissima dato che la fine è arrivata proprio un giorno prima che il grande Dave compisse il suo  novantaduesimo compleanno. Naturalmente, "Take Five" è solo uno dei tanti brani composto dal celebre musicista americano. Parlare della sua vita, di come si fosse accostato al Jazz, di sua madre che suonava il pianoforte, della sua vista precaria che gli impedì di studiare la musica in modo assiduo, non renderebbe giustizia ad un artista che trovò una sua strada verso i ritmi afro-americani, senza seguire pedessiquamente la scia allora in voga del Be-bop, ricercando un fraseggio innovativo, esente dagli accenti troppo esasperati del be-bop, ma non per questo meno bello. Il risultato del suo primo ottetto fu un jazz fresco, più fruibile per un vasto pubblico, ma non perciò meno ricercato e indiscutibilmente prezioso. Il nome che venne dato a quel "sound" fu, appunto,Cool Jazz. La cosa migliore, dunque, per ricordarlo non è quella di dilungarsi in inutili discorsi ma ascoltare con attenzione la sua musica.

 

Il brano che segue incarna magnificamente l'idea di tempo dispari adottata dallo scomparso pianista californiano. 

Il titolo di questo brano deriva dai "nove ottavi" del ritmo turco così suddiviso: 2 +2 +2 +3 e 3 +3 +3 che si svolgono consecutivamente in questo pezzo.



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permalink | inviato da Pierrelouis il 5/12/2012 alle 19:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Un piccolo Grande pianista
post pubblicato in Musica, il 6 gennaio 2009



continua
In a silent Way
post pubblicato in Musica, il 16 febbraio 2008


Ieri è uscito, per le edizioni de  "La Repubblica/l'Espresso", il terzo cd del cofanetto dedicato al celebre trombettista scomparso. Questo cd, più del precedente "Round Midnight" (presente nel medesimo cofanetto), rappresenta una vera e propria "rivoluzione", anticipando l'uscita del magnifico "Bitches Brew", album (doppio) che inaugurerà la nuova stagione del cosiddetto "jazz-rock". Inciso nel 1969, "In a silent way rappresenta una vera e propria pietra miliare nella storia del jazz, più dello stesso "Bitches Brew". La novità non  viene mai all'improvviso ma viene sempre "annunciata" Questa è una caratteristica peculiare di Miles Davis.  Era già successo con Milestones che anticipava in parte il bellissimo "Kind of Blue". Ed è successo in parte anche per l'album in questione, in quanto alcuni elementi si possono già scorgere nei due alcum registrati l'anno precedente. La concezione di questo album si muove in un contesto molto razionale e controllato. Non si deve per questo arrivare a conclusioni affrettate. Paradossalmente Miles non aveva ancora le idee ben chiare. Il fatto stesso che cambiasse molti musicisti era il segno evidente di una ricerca sia  sul versante timbrico sia su quello più squisitamente creativo-musicale.Infatti, nonostante siano presenti nuovi strumenti (organo hammond, Piano elettrico Fender Rhodes e la chitarra elettrica), l'approccio è ancora molto lontano dalla struttura  JazzFusion che conosciamo oggi. "In a silent way" è un album con due soli brani, molto lunghi per la verità. L'atmosfera rarefatta e calma non nasconde momenti di vera tensione  che in certi momenti esplode attraverso gli "assolo" dei musicisti presenti in questa nuova e innovativa formazione. Una formazione da "studio".

Miles Davis: Trumpet

Wayne Shorter: Sax Soprano

Chick Corea: Electric Piano

Herbie Hancock: Electric Piano

Joe Zawinul: Organ

John McLaughin: Electric Guitar

Dave Holland: Bass

Tony Williams: Drums

Come si può facilmente notare a parte la sezione ritmica tutto è mutato nell'assetto della band. Anche il Sax tenore lascia il posto a quello soprano, più insolito nel panorama jazz-standard. La presenza - poi -  di due pianisti che suonano lo stesso strumento è un altra nota molto curiosa di questa insolita fomazione. Il futuro leader dei Weather Report, richiesto incessantemente da Miles, poteva forse da solo bastare per orchestrare il parco tastiere. Tuttavia Miles preferisce aggiungere anche H. Hanckock proprio per "fondere", non solo le tastiere, ma anche le capacità espressive dei tre musicisti.  L'anima latina di Corea con quella nera di Hanckock mi fa pensare ai tasti bianchi e neri del pianoforte e la poliedricità del tastierista austriaco non poteva accordarsi meglio ad un album come questo. All'atmosfera calda è rilassata dell'inizio si sostituisce una sorta di nervosismo controllato.

Shhh/peaceful: Un accordo d'organo apre il brano. Immediatamente un incessante Hi-hat (aperto/chiuso) incede sicuro. Il Basso è una ripetizione ciclica di due note.
La chitarra e le tastiere viaggiano su linee diverse. Molto suggestivo ed espressivo è l'organo sapientemente suonato dal grande Joe Zawinul. Poi arriva "lui", è inconfondibile... Dopo circa 6 minuti il piano e la chitarra rimangono da soli in un dialogo a distanza. Poi riprende la ritmica di prima. Dopo  due minuti circa la ritmica si fa più incalzante e il charleston (hi-hat) sembra prepararci a qualcosa di nuovo. E' la volta di Wayne shorter. Il suo assolo è molto pieno e decisamente convincente. Questa parte si conclude con i due piani elettrici che fanno da contrappunto ai fraseggi blues della chitarra elettrica. Il tutto si conclude nel giro di poche battute per poi ritornare al ritornello iniziale della chitarra con il piano e poi la tromba. Fino a sfumare... sono passati più di 18 minuti.

In a silent way - It's about time:  Qui ci troviamo di fronte ad un medley composto dal tasterista austriaco. La seconda parte dovrebbe essere di Davis. Da una chitarra sognante escono note liquide. Il piano elettrico di Hanckock suggerisce accordi "tremolanti", liquidi anch'essi,  campanellini ...In modo silenzioso il brano va avanti così fino a quando il sassofono introduce il tema del brano.  Al sax si unisce la tromba. La tromba emette delle note calde e alquanto lunghe: sembra quasi un flicorno. Dopo 4 minuti si cambia completamente scenario. Il ritmo si fa più sciolto e veloce. Poi le note del piano elettrico riportano il brano in una posizione sospesa, di calma introflessa... la batteria continua a mantenere metronomicamente il tempo...la chitarra del chitarrista inglese improvvisa magicamente. L'organo rimane a fare da tappeto mentre si ripetono ciclicamente gli accordi del Fender Rhodes. Ogni tanto l'organo viene su per dare una mano alla ritmica per poi ritornare allo stato iniziale. Il basso diventa centro pulsante di un Groove dal sapore vagamente soul.  La tromba di Miles rimane in silenzio per un po' ...Poi rientra alla grande, cambiando anche il suono. Si passa dalle sonorità calde e scure a quelle più aperte Tuttavia, non è possibile sentire un suono becero alla Bruno Pistocchi...Il suono per Miles è fondamentale, più delle note altissime di un Wynton Marsalis... Dopo un breve ritorno al tema iniziale una curioso effetto dissolvente introduce nuovamente il tema dell'inizio con la tromba di Miles che suona una sorta di "Silenzio".  Veramente notevole. 

 

postato da PierreLouis alle ore 09:56 |


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permalink | inviato da Pierrelouis il 16/2/2008 alle 9:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Kind of Blue
post pubblicato in Musica, il 2 febbraio 2008


In Edicola campeggiano le solite riviste più o meno patinate. In genere non leggo i settimanali. Ieri, però, una copertina de “l’Espresso” ha attirato magneticamente la mia attenzione: il grande Miles Davis era li che mi osservava in assetto di “guerra”, con la sua magnifica tromba. Non ho resistito un minuto di più…

Kind of Blue è uno dei migliori album del trombettista americano. Quivi si trovano insieme sei bravissimi musicisti:  Jimmy Cobb, Batteria;  Paul Chambers, Basso;  John Coltrane,  Sax tenore; Julian “Cannonball” Adderley, Sax contralto; Bill Evans, Piano; Wynton Kelly piano su “Freddie Freeloader“; Miles Davis, Tromba

So What: Note di piano e di contrabbasso….alcuni scambi di “cortesie” fra due assi dei rispettivi strumenti.  Il contrabbasso di Paul Chambers da inizio al brano con un riff suadente a cui fa eco  il piano e poi via via gli altri strumenti. Il giro di basso “sembra” quasi monotono. Poi cambia tonalità per  ritornare nuovamente al punto di partenza… sedici misure di una scala otto di un’altra e altre otto della prima. Un disegno semplice ma efficace.  Finalmente MIles incomincia con il suo sound inconfondibile, bellissimo.  Poi è la volta dei  sassofoni, prma a destra e poi a sinistra. Le note volano alte sulle scale disegnate prima. La batteria accompagna con disinvoltura senza essere invadente e, insieme al basso, regge tutta la ritmica. Dopo è la volta del Piano. Bill Evans sa veramente fare di tutto, dando spessore armonico e consistenza contrappuntistica al brano. Il brano finisce sul motivo iniziale. Fantastico.

Freddie Freeloader: L’inizio del brano non è dei migliori. Qui al Piano non c’è Bill Evans e si sente. I fiati sembrano fare il verso al brano precedente. E’ ovvio che non è la stessa cosa. Si tratta del solito Blues in 12 misure. Il brano si ravviva un po’ quando Wynnton Kelly incomincia la sua improvvisazione melodica. La Tromba di Miles è sempre eccellente e prevale sul tutto, con grazia e luminosità.

Blue in green: Questo pezzo, composto dal grande Bill Evans, è stato eseguito da tantisimi musicisti, anche in ambienti diversi da quelli jazz standard. Penso per es. alla versione interpretata magnificamente da Al Jarreau che con la sua voce non fa rimpiangere lo strumento solista. Blue in Green ha una struttura “circolare” che amo particolarmente. Forse questo ne ha fatto una pietra miliare da cui hanno preso spunto moltissimi musicisti. In questo brano viene abbandonata la struttura modale per immergersi in una minimalistica esecuzione strumentale, quasi “poetica”. Essa ci proietta attraverso quei fumosi locali notturni newyorkesi, dove c’è poca luce, qualche donna provocante e un buon whisky sul tavolo. Una luce che va dal blù al verde, appunto. La tromba di Miles monta una sordina. La sordina inizialmente veniva usata per attutire il suono, onde permettere ai dilettanti che studiano la tromba di esercitarsi senza disturbare il sonno dei vicini. Tuttavia, più tardi, l’uso della sordina diventò molto comune nella musica jazz  fino a diventare un accessorio indispensabile per ogni trombettista che si rispetti. Miles, alla fine dei suoi anni, finì per utilizzarla spesso, in modo quasi ossessivo.

All Blues: Un altro Blues (come si può desumere facilmente dal titolo) in 6/8 questa volta. Il fruscio delle spazzole, accordi tremolanti del piano  aprono la strada ai sassofoni che a loro volta fanno da arco alla splendida “sordina” di Miles. Quando “Jimmy” abbandona le spazzole e prende in mano le bacchette, Miles toglie il metalico “bavaglio” alla sua tromba che parla ora il linguaggio della strada. Successivamente sono i sassofoni ad esibirsi in divertisement molto succoso. Prima a sinistra e poi a destra, col piano nel mezzo che accompagna. In questa fase risulta fondamentale l’apporto del piano, che rimane lì a rappresentare l’aspetto modale del brano. Si ritorna sul tema iniziale con la sordina e i sassofoni che la circondano. Poi finisce tutto, quansi all’improvviso.

Flamenco Sketches: Ancora una volta è Paul Chambers ad aprire questo brano molto lento. A fargli compagnia dopo qualche battuta è il Piano di Evans che prepara l’entrata in scena alla grande tromba in sordina del nostro eroe. Il suono della tromba ci regala una melodia dal vago sapore gitano. Il pezzo è articolato in modo molto libero con una serie di scale sulle quali ogni strumento può improvvisare come e quanto vuole. I sassofoni si esprimono così, a turno, prima a destra e poi a sinistra, in sinuose armonie che lasciano l’ascoltatore a bocca aperta. Anche qui il piano di Evans è basilare per dare una buona base d’appoggio al solista di turno. Quando arriva il turno di “Bill” con le sue note dal vago sapore dolciastro mi sembra di sprofondare in un lungo sonno. Un sonno che non annoia, un sonno fatto di sogni, di piacere calmo. Il culmine arriva con la sordina della tromba che da il tocco finale al pezzo. Magnifico, anche questo.

postato da PierreLouis alle ore 02/02/2008 10:25 |

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permalink | inviato da Pierrelouis il 2/2/2008 alle 10:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Aziza Mustafah Zadeh
post pubblicato in diario, il 12 febbraio 2006


                                                        
L'artista a cui dedico il Blog di oggi è la bellissima e bravissima cantante-pianista, Aziza Mustafa Zadeh. L'ho conosciuta attraverso il solito "muletto". Si tratta di una figlia d'arte, il padre era un valente pianista che ha saputo fondere Jazz e la musica della sua terra.  La madre, invece, è una cantante classica georgiana. Aziza è nata a Baku, nell'Azerbaijan; ha ereditato  le doti artistiche di entrambi.  Comincia a cantare col padre prestissimo e, a soli 17 anni, vince il premio "Teloniunius Monk" a Washington. Successivamente, la sua carriera sarà costellata di partecipazioni importanti:  Al di Meola, Omar Hakim e Stanley Clarke. La sua vera dote è l'improvvisazione, una dote imprescindibile per chi vuole fare "Jazz".  A poco valgono gli studi e l'esperienza se manca questa dote. Si potrà al massimo essere dei buoni esecutori, ma nulla più. I brani che ho ascoltato attraversano i generi più disparati. Dal classico evergreen, magicamente interpretato, passando per la musica etnica, fino al grande Bach.Ve lo giuro, è bastato poco per farmi innamorare di lei, un tocco fantastico, veramente espressivo, un'innata passione per la musica, il canto e l'improvvisazione. Alcuni brani da segnalare:

"Take Five" dal Cd "Jazziza"  (1997);

"My funny Valentine" dal Cd "Jazziza" (1997);

"Oriental Fantasy" dal Cd "Aziza Mustafa Zadeh" (1991);

"Ajd" dal Cd "Always" (1993);

"Passion" dal Cd "Dance of Fire" (1995);

"Ladies of Azerbaijan" dal Cd "Sciamans" (2002);

"Bach" dal Cd. di Wolfram Huschke, intitolato "Diabolica"  (1995);

Naturalmente questa classifica è riduttiva sia per l'esiguo materiale che ho a disposizione sia per il tempo dedicato all'ascolto. Personalmente trovo odioso chi ascolta la musica mentre fa jogging, legge o fa qualsiasi altra cosa. In tal modo si può avere un' idea vaga di cosa stiamo "ascoltando", si può capire - con un pò di fortuna - se qualcuno ci piace o meno, ma non si va oltre.  Adesso non posso far altro che mettere le mie fedeli AKG K260 Monitor e riprendere l'ascolto .... nella segreta speranza di acquistare i Cd  originali (mica mi accontento di questi files compressi.

A domani, dunque.  Mimmo aspettami!

Ps. Chi vuol degustare qualche aperitivo (analcolico però) può farlo visitando il sito seguente: http://www.hrmusic.com/discos/fadisc45.html

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