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Diario Minimo di un commentatore domestico
Tempus fugit
post pubblicato in diario, il 19 dicembre 2012


                              

 "Il tempo è un galantuomo" - si dice spesso. Tuttavia, quando le cose passano non sai più se sono vere o sono false. Il tempo , dunque, non sempre conserva così come la mente crea.

Quando le cose passano non sai più se sono accadute davvero o se le hai solo pensate, immaginate.
Per converso, situazioni e persone che hai solo pensato e immaginato, magari riscaldandole col cuore della passione, conservano più a lungo i sapori e le emozioni di una cosa realmente accaduta. 

Ciò perché il tempo è relativo e, contrariamente a ciò che si potrebbe credere, l'immaginazione serba pure la fragranza della "verità".

Chi nega realtà al mentale è ignaro di ciò che acade veramente; i piaceri che una volta ci sembravano indimenticabili  - una volta passati -  muoiono; viceversa  - i piaceri pensati e immaginati intensamente  conservano il loro umore e a lungo restano - palpitanti - nella mente che li ha ingenerati.

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permalink | inviato da Pierrelouis il 19/12/2012 alle 19:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Specchio delle mie brame
post pubblicato in diario, il 4 dicembre 2012




Spesso mi domandano come mai adotto un nick... in rete quando potrei magari usare nome e cognome. A dire il vero ho usato diverse volte il mio vero nome, forse più per dimostrare di essere una persona in carne ed ossa anziché un robot. In realtà le cose stanno assai diversamente..

Davanti al nostro monitor siamo nudi.  E, cosa apparentemente strana,  proprio quando ci si vuole coprire, magari mediante un nick stravagante, ci si appresta a fare l'azione inversa. Lo specchio-schermo riflette un'immagine speculare e virtuale nello stesso tempo. L'occhio che percepisce ri-costruisce, re-in-terpreta....la realtà

 Quant verità credi ci sia in tutto questo? Forse la verità nelle credenze comuni, nei "modelli" con i quali misuriamo la nostra vita? Modelli che, tra l'altro, a loro volta, vengono ri-costruiti spesso ad uso e consumo oppure cambiano e degradano per la loro natura...)

La verità (ammesso si possa conoscerla) è ¨ nella "maschera" in quella temporanea finzione  che si presenta nello spazio e nel tempo...
Il corpo  "mente" e la mente è  corpo". Le descrizioni, a volte necessariamente (problemi tecnici di espressioni riscattati dall'ambiguità delle parole) dualistiche sono spesso fuorvianti perché tendono a "dividere" a separare dia-bolicamente.....

Viceversa, chi si presente con nome e cognome, magari fornendo anche le esatte credenziali di nascita, curriculum ecc. è chi inconsciamente vuole nascondersi, sfuggire alla realtà e soprattutto non conoscersi.
 


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permalink | inviato da Pierrelouis il 4/12/2012 alle 16:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
x paradosso
post pubblicato in diario, il 17 ottobre 2012



Edificare muri di cinta, scavare trincee, non solo materiali ma anche  sotto forma di dipartite virtuali, risponde ad una mentalità precisa: la mentalità ebraica.
Parimenti scappare, non avere una fissa dimora,  ma rispettare pure la LEGGE DEL RITORNO è la peculiare, storica, scoperta del popolo di Abramo che ha praticato VERAMENTE la religione.
Fermarsi sulla soglia sentendo che  non ti arde le vene e ti fa scoppiare il cervello.
NON  GUARDARMI, NON SPIARMI, NON RAFFIGURARMI!
Accettare di non vedere,  per non essere visti, di essere al buio, per vedere meglio... 
Affrancarsi dalla prevaricazione dei sensi, con la loro pretesa di attestare la veridicità di ogni cosa.
SENZA ALCUN contatto fra la punta delle dita dell’uno e quelle dell’altra c’è distanza, manca il contatto. I vecchi demiurghi delle  vetuste religioni impastavano maneggiavano trattavano i materiali primordiali, ma Iddio non ti tocca, non ti tocca né VUOLE CHE TU LO FACCIA!

 


Rosso di sera
post pubblicato in diario, il 4 agosto 2012




L’ angoscia nichilista dell’irrazionale mi prende. E’ bastato uno sguardo per far crollare tutte le barriere, rischiando in un solo attimo di mandare tutto all’aria. E’ la forza primordiale dell’irrazionale che procede all’inizio sotto traccia, dissimulando la sua potenza. Si insinua capillarmente in una parola in uno sguardo, fino ad arrivare ovunque.

L’irrazionale ci fa vedere cosia sia il nulla. Ma solo in superfice. L’irrazionale è un cielo in burrasca che veicola nella nostra mente una sequela infinita di immagini piene di impronunciabili parole.

Solo l’efficacia del giudizio raziocinante può fermare quel vortice. La volontà della ragione che, scavandoun solco prima dell’abisso, attraverso la la potente vanga delle cause e degli effetti, trova alla fine che non c’è una ragione alle cose del mondo, che la causa prima non si regge da sé, che una fede nelle cose è irrazionale e la ragione scarterà la fede, che l’amore per le cose è irrazionale e la ragione scarterà l’amore. Quando la ragione arriva al nulla annienta se stessa. Rimane l’irrazionale, l’indescrivibile nulla irragionevolmente pieno.




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permalink | inviato da Pierrelouis il 4/8/2012 alle 13:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Braccia rubate all'agricoltura
post pubblicato in diario, il 27 luglio 2012




A volte ho la netta impressione che molti, forse tutti -io compreso-, abbiano perso il senso profondo del porsi domande. Interrogarsi, chiedere a se stessi cosa siamo veramente non è un trastullo per nullafacenti annoiati. Non credo si tratti di quell'intorpidirsi della curiosità che va mano a mano avanzando con gli anni, più propriamente intendo quel rinunciare a far domande perché si crede di avere già la risposta. In questo modo, verità tutt'altro che certe e definitive, sono supinamente accettate. Si, perchè, il più delle volte, coltiviamo un'idea di noi stessi forse troppo altisonante, rispetto al nostro reale essere qui ed ora
Principalmente, i problemi circa questo atteggiamento sono due. Per prima cosa, accettando preventivamente qualcosa ci si priva della possibilità di rimettere in discussione il problema, secondo, si rinuncia a quell'utilissimo lavoro personale di ricerca e comprensione.
L'aratura del campo, per rimanere nel tema oggetto del post, è qualcosa che può essere applicato analogicamente anche alla nostra persona. Ariamo il nostro campo, dunque, scaviamo e seminiamo.

 

Ps.Ringrazio pubblicamente l'amico Riccardo per avermi fornito uno spunto utile alla stesura di questo post.

Pulizia
post pubblicato in Costume & Società, il 27 giugno 2012


Alle volte penso che è meglio non sapere. Si: l'inconsapevolezza  potrebbe essere un frutto dolce da assaporare spensieratamente. Abbandonarsi, lasciarsi andare,  lasciare che le cose seguano il loro irrimediabile corso,  cedendo  all’illusione di un mondo acausale, dove tutto, prima o poi, trova il suo giusto posto. Ma, il più delle volte, capita di svegliarsi bruscamente da tali "abbandoni"; e dunque di rimanerne poi schiacciati.

Il sapere - si sa - è potere.  E non sono poche le persone che, al fine di costruire artatamente la propria "superiorità", usano gli uomini e le cose a proprio esclusivo vantaggio, incuranti di ledere i diritti altrui. Questa è una forza che rifiuto nel modo più categorico, non fosse altro per la nostra caducità di uomini "finiti" e nati per morire. E non credo a chi sostiene di sfruttare questa forza,  in diverso modo, creando dei benefici anche ad altri. Ma chi sa, comprende che ogni azione ragionata devierà il corso delle cose, che la traccia cambierà, che un dolore potrà sorgere. E che, infine, la felicità non si avvista da lontano, non si programma, non si costruisce.

  "Com-prendere" significa prendere con se; e questo prendere non sempre è "felice". Ed in questa azione è necessaria una "pulizia" interna affinchè la vista sia sgombra dallo sporco che inevitabilmente ci portiamo appresso.

 

 

 

 

 

 

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Stare sulla soglia
post pubblicato in Costume & Società, il 14 giugno 2012



Non  è la prima volta che accade. E’ una sensazione che arriva sottotraccia, quasi inosservata, ma poi, via via, diviene fulgida, inequivocabile.
L’idea di sapere che è gia accaduto altre volte e di riuscire a vederlo chiaramente...
E' il volgere intorno agli eventi, a loro continuo svolgersi, percependo che essi sono già stati passati al vaglio di una visione diversa... la mia.
La questione -quì ed ora- sta nel descrivere la situazione nella sua diversità, che è di fatto indescrivibile, se non forse mediante una sequenza atemporale di aporie ed ossimori tali da apparire incomprensibili: ghiaccio bollente o vapore solido?
Finita immensità di una strada a senso unico: cul de sac. E' nel mezzo...
E il sapere pure, in un dato momento, che nella grande maggioranza del tempo, questa consapevolezza ha dato la stura alla VERITA'.  Eppure la percepisci ma non la puoi spiegare e, soprattutto, non la puoi adoperare. Essa mi sovrasta. Se alzo gli occhi sopra di me, si sposta, e veloce come una molla, ritorna al suo posto quando abbasso lo sguardo.
E quindi  il sapere di non potere diviene consapevolezza trasparente, visione evanescente. Percepire che, forse, manca un attimo al sapere verticale:  la sensazione – indescrivibile e indefinita ma al contempo- sicura:  stare sulla soglia.
E lo stare sulla soglia non di un'estasi  mistica, ma di un'eccedenza  di chiarezza in cui il raziocinio non langue, ma resta assiso in trono, calmo, estatico.
Il mistero innanzi a me si spoglia, si toglie il velo.
Ma la mano mia è bloccata, paralizzata dall'ombra che mi sovrasta.
Rimane dunque la consapevolezza di aver capito che nulla vale più della nostra vita.

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permalink | inviato da Pierrelouis il 14/6/2012 alle 19:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Noia creativa
post pubblicato in Musica, il 6 gennaio 2008


La noia è una sensazione che tutti disapproviamo. Una sensazione avvilente. Ma non sempre è così. In ambito musicale c'è chi ha preso spunto da questa sensazione negativa per trovare nuovi stimoli e creare anche nuovi generi. Stamattina ho ascoltato una vecchia incisione di un grande trombettista jazz: Miles Davis. Alla fine degli anni '40 Miles non era solo un giovane promettente: era un musicista di talento. Eppure Miles nel 1948 aveva appena 22 anni. Vestiva abiti firmati, era carino e, nonostante la sua bassa statura, era attorniato da donne bellissime. Miles ha saputo uscire dalle maglie imbrigliate del Be-bop, evolvendo la sua arte in nuove inusitate forme. Nella sua partecipazione a fianco del grande Charlie Parker troverà sempre un grande affiatamento. Tuttavia,  con i Reboppers ci sarà un momento di stasi. Un momento in cui la verve creativa sembrava essersi appannata. Una sorta di noia lo portava sempre più ad un senso di estraneità. Una cosa del genere in un altro musicista avrebbe provocato una stasi, un momento di non ritorno. Invece, il grande trombettista della "cinquantaduesima strada" saprà usare il "veleno" come un farmaco. Così nel 1950 registrerà  "Birth of the cool". In questo Lp egli saprà fondere il linguaggio articolato (ma anche in un certo senso alquanto schematico) del Be-Bop con la musica orchestrale, arrivando persino a guardare verso la musica di più alto livello. Naturalmente in questa operazione di restyling avrà un enorme peso un?altra grande figura del Jazz: Gil Evans.

postato da PierreLouis alle ore 11:15 |

Contradizioni apparenti
post pubblicato in Musica, il 16 dicembre 2007



Ci sono artisti la cui opera si forma a partire dal posto in cui nascono, in cui vivono e fanno esperienza. La loro "arte" si forma a partire da luoghi reali. Altri, pur avendo come base il luogo natio, col tempo, se ne distaccano. C'è chi lo fa in modo definitivo e chi, invece, vi fa ritorno a più riprese. Altri, invece, dopo le fasi prima descritte, si affidano alla fantasia. Come bambini nei loro giochi più imprevisti ed imprevedibili, questi artisti investono continuamente risorse ed energie nei luoghi del loro mondo immaginario. Così mi viene da pensare a gente come Joe Zawinul, Miles Davis, Brian Eno, David Byrne, Philip Glass, Eberhard Weber, ma anche Ralph Towner, Egberto Gismonti, e tanti altri. Fare questo equivarrebbe a fiaccare se non addirittura ad annullare l'identità. Non esistono formule predefinite, pattern con i quali incasellare la creatività. Qui ciò che conta è il fattore tempo. Solo attraverso il trascorrere del tempo e con esso, l'assimilazione di una data influenza, è possibile creare una miscela veramente originale ed amalgamata al contesto. Fino a poco tempo fa parlare di arte in contesti del tutto diversi da quello occidentale era pura follia. In questo la globalizzazione dei mercati e delle merci ha imposto una accelerazione davvero unica. La ricerca di spontaneità e di autenticità cozzava con quei pattern desueti imposti dal mondo occidentale. E' la vita che imita l'arte o avviene il contrario? A questo interrogativo e difficile rispondere poiché entrambe le risposte possono risultare opinabili. Personalmente non riuscirei mai a creare una musica tanto contaminata; e, se lo facessi, il prodotto risulterebbe sicuramente poco originale. MI sono reso conto che la cosa forse più difficile è togliere dall'artista tutte le varie espressioni dell'IO. Ed è abbastanza facile comprendere questa filosofia di vita. Noi siamo ciò che pensiamo. Sta a noi pensare bene o male...

postato da PierreLouis alle ore 12:15 |


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