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Diario Minimo di un commentatore domestico
Epilogo
post pubblicato in diario, il 25 marzo 2009


  
Carissima,
E’ una grande amarezza per me scrivere così, a una persona che si ama e si stima. Non avertene a male se non passo più da te. Il motivo non è da ascriversi alla ricerca del solito silenzio che spesso mi spinge a privarmi del tuo placido sguardo. No.  Ho ri-velato quello che più mi stava  a cuore, quello che potevo dire. Sento e sono partecipe di tutta la tua necessaria giustezza, del tuo gran dolore. Ho provato ad immaginarti colpevole. Non ci sono riuscito.  Se anche provassi a immaginarti in siffatto modo, non potrei giudicarti poiché, col cuore, non sento il dolo: e se non hai peccato, nessuna sentenza o remissione di colpa posso portare. Ho fatto partecipi gli altri del mio dolore quando mi era certa la misura dell'altrui *fede*. Ne soffro. Cosa ci posso fare? Passare da te (per me) equivarrebbe a soffrire di più, a costatare la mia inadeguatezza, la mia mancanza di coraggio. Il rapportarmi a te mi squalifica, mi sminuisce fino all'azzeramento completo. Mi mette al cospetto del coraggio che non ho mai avuto e che invece tu dimostri continuamente. La distanza siderale tra due mondi effettivamente diversi ci porta a seguire due strade opposte. Un semplice moto di pudore adesso mi zittisce, non la mancanza di fiducia nei tuoi confronti. Ci mancherebbe. Aspetto nuove "voci" che m’indichino la via. Non oso più *scendere* ancora. La pavidità av-vince le mie membra ormai stanche. Così mi rimetto in ascolto di me stesso, lasciando le cose come stanno, in modo tale  che il rumore fondamentale risalga in superficie.  Una volta percepito il rumore, in modo netto, distinto, lo isolerò. In seguito potrò amplificarlo quanto basta. Una volta RAGGI-UNTO il GIUSTO LIVELLO, potrò studiarne l'andamento. Allorquando avrò padroneggiato le sue curve,  moderati gli alti e i bassi, solo allora  potrò eliminarlo. 

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permalink | inviato da Pierre_louis il 25/3/2009 alle 10:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sponte
post pubblicato in diario, il 6 marzo 2009


 
"Diventa ciò che sei". Questo diceva Nietzsche. Si può portare a compimento questo "viatico" in un mondo profanato, teleguidato,  orfano di tradizioni e di radici? Penso proprio di no. O, per lo meno, una tal cosa risulta alquanto difficile.  Qualcuno mi suggerisce spontaneità. Mi chiedo: si può essere veramente spontanei? Cosa significa esattamente  "essere spontanei"? Dire quello che si pensa? Scrivere in modo scorrevole, diretto, senza tanti fronzoli, senza l'ausilio di perifrasi o di preposizioni troppo articolate?  Questo significa essere spontanei? Forse essere spontanei potrebbe voler signifcare altro. Come, ad esempio, muoversi nell'ambito ristretto degli impulsi elemetari. Tuttavia, non credo sia giusto, nè utile.  Mi sono persuaso invece dell'esatto contrario. Bisogna sforzarsi  per trovare la nostra vera identità. Senza sforzo, senza attrito, nessun progresso arriva. Per "divenire" cio che si è veramente occore uno sforzo. Solo allora potremo cantare un inno alla liberazione da questa falsa spontaneità. Una spontaneità indotta dai media che esige controllo ed omologazione. Null'altro. 

[the_effort_by_phages]


 
I confini del cuore
post pubblicato in diario, il 7 febbraio 2009


Esistono confini -nella nostra mente- invalicabili. O, meglio, quasi invalicabili. Inoltrarsi è pericoloso. Non solo. E' persino difficile, se non difficilissimo, conoscere le esatte coordinate per trovarli. Lì si trovano i ricordi più reconditi del cuore. E chi si aggiusta con pazienza un angolo, ponedovi i ricordi più cari della sua infanzia, si ritroverà, dopo diversi anni, quei stessi ricordi diversi, molti dei quali degradati, non più intatti. Accade come per quell'orsacchiotto senza orecchio che avevamo cercato di aggiustare. Non possiamo mettere un naso di cane al posto del suo orecchio. Non si può riciclare ciò che si è rotto riadattandolo nel migliore dei modi. E' quello che purtroppo accade con certi brutti ricordi. Si tenta di rifare ciò che non può essere rifatto. Ciò mortifica e svilisce la legge del rispetto, la sacralità del luogo in cui essi erano stati posti con estrema cura. Spazi vissuti e non ancora consumati, fatti di gioie appena sussurrate, perdono quella vividezza che avevano in origine. Lasciti affettivi acquistano un altro senso, perchè il nostro percepire è cambiato. Altri, invece, rimangono intangibili, intatti. Sono lì e nessuno li potrà toccare.

[in_the_deep_by_foart]
postato da PierreLouis alle ore 06:14 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
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Tradimenti in vista dell'amore
post pubblicato in diario, il 5 febbraio 2009


 
Sul fare del mattino mi ritrovo sul crinale del mio giaciglio, sveglio, pallido e assorto. Lo sguardo vola  in alto, verso lo spazio siderale. Eclissi purpuree si stendono lievi all'orizzonte, in vista di un'armonia trasversale analo(go)gicamente compensata.  Colleziono immagini: volti, corpi nudi e abbracci non ricevuti. Sento il profumo di donna addosso che ancora mi sferza, mi chiama.: “Ti Svirgolo!” “Ancora e  ancora...”. Così mi pareva dicesse in preda ad un orgasmo pensato ma non ancora consumato. Sugge il sangue senza sosta quella insana passione pel volgare. Mi vorrebbe fedele come un cane e pronto come un animale da soma per soddisfare le sue insaziabili pulsioni. Eseguo operazioni di aritmetica sessuale che  tradiscono schemi desueti e comportamenti logori ed abusati. Nell'incertezza del futuro, esausto di questa vita, cosa sono IO? Forse sarebbe meglio porre la domanda in senso negativo, se non altro per   fissare un argine alla deriva dei miei dubbi.  Sicuramente non sono un cane. Non ho bisogno di un padrone. Vedo, nonostante l'astigmatismo. Vedo soprattutto quando è la luce a mancare, non la vista. Rinunciare ad un amore per  salvaguardare l'Amore. Non fare all'amore per non annientare l' Amore. Ecco quello che ho pensato e visto. E ho  fatto.

[photo: Masha (Russia)  © Victor Ivanovski]   
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