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Diario Minimo di un commentatore domestico
Specchio delle mie brame
post pubblicato in diario, il 4 dicembre 2012




Spesso mi domandano come mai adotto un nick... in rete quando potrei magari usare nome e cognome. A dire il vero ho usato diverse volte il mio vero nome, forse più per dimostrare di essere una persona in carne ed ossa anziché un robot. In realtà le cose stanno assai diversamente..

Davanti al nostro monitor siamo nudi.  E, cosa apparentemente strana,  proprio quando ci si vuole coprire, magari mediante un nick stravagante, ci si appresta a fare l'azione inversa. Lo specchio-schermo riflette un'immagine speculare e virtuale nello stesso tempo. L'occhio che percepisce ri-costruisce, re-in-terpreta....la realtà

 Quant verità credi ci sia in tutto questo? Forse la verità nelle credenze comuni, nei "modelli" con i quali misuriamo la nostra vita? Modelli che, tra l'altro, a loro volta, vengono ri-costruiti spesso ad uso e consumo oppure cambiano e degradano per la loro natura...)

La verità (ammesso si possa conoscerla) è ¨ nella "maschera" in quella temporanea finzione  che si presenta nello spazio e nel tempo...
Il corpo  "mente" e la mente è  corpo". Le descrizioni, a volte necessariamente (problemi tecnici di espressioni riscattati dall'ambiguità delle parole) dualistiche sono spesso fuorvianti perché tendono a "dividere" a separare dia-bolicamente.....

Viceversa, chi si presente con nome e cognome, magari fornendo anche le esatte credenziali di nascita, curriculum ecc. è chi inconsciamente vuole nascondersi, sfuggire alla realtà e soprattutto non conoscersi.
 


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permalink | inviato da Pierrelouis il 4/12/2012 alle 16:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Recinti umani
post pubblicato in diario, il 31 agosto 2012



C'è sempre un momento, nella continua ricerca della verità, in cui la delusione prende il posto della consapevolezza; nel senso che la verità ci delude dalle aspettative positive che, fallacemente, ci eravamo posti. Futili castelli di carta che al primo soffio sono caduti in pezzi. Come animali chiusi in un recinto umano cerchiamo una via d'uscita. Come animali tenuti in cattività anche noi umani siamo prigionieri delle convenzioni. Cattive abitudini, trappole psicologiche, che ci causano forti nevrosi. Battiamo la testa contro un muro a noi invisibile e perciò stesso più duro. Ricadiamo all'indietro con violenza, schiantandoci al suolo. E rimaniamo sul selciato sin quando non ritroviamo le forze  per rialzarci e fare un nuovo tentativo.


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permalink | inviato da Pierrelouis il 31/8/2012 alle 16:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sotterfugio
post pubblicato in diario, il 11 marzo 2009


 
Come un fiume carsico, ogni tanto,  viene fuori . E quando esce è troppo tardi per porvi rimedio. E' uno stile di vita, un "modus vivendi", una prassi quotidiana del vivere. Lo usano da anni, da diversi lustri, forse da secoli. Solo io non me ne ero accorto.  Forse pensavo che poteva esserci qualche sparuta eccezione. Credevo nella parola data, nella sincerità; soprattutto nella trasparenza, nelle azioni eseguite alla luce del sole. Evidentemente mi sbagliavo. E di grosso per giunta.

 

 

[Symbiotic_Pretence_by_kilara]

Una passeggiata particolare
post pubblicato in diario, il 13 ottobre 2008


Oggi ho percorso a piedi un lungo tragitto. Sono passato dalla campagna, quasi in collina, fino in pianura, passando per i vicoli antichi della mia città. E' stata un'esperienza emozionante. Ho sentito le voci di chi aveva appeno finito di pranzare, le grida dei bambini nei vicoli, il rumore dei piatti, le discussioni un pò animate di chi aveva alzato un po' il gomito per un bicchiere di vino in più; ho visto le popolane  che stendevano il bucato, ho sentito il profumo dei panni appena lavati e l'aroma del caffè fatto nella maniera tradizionale. Lo ammetto: ho spiato nella vita quotidiana del popolo minuto, di chi esce la mattina presto e rincasa solo all'imbrunire. Non è più tanto la realtà che viene rappresentata  come in un reportage d'altri tempi, quanto i sentimenti da essa ingenerati, che si ricreano dopo, in un secondo momento. E' un mondo fantastico, sebbene, anche lì il processo omologante emanato dalla macchina mass-mediatica ha avuto buon gioco nell'addomesticare quella brava gente, lanciando messaggi falsi e alimentando ancor più false aspettative, col precipuo scopo di allontanare la gente dalle sue sane abitudini. Infatti, le voci insulse di telenovelas importate a destra e a manca rovinavano quella lieta atmosfera familiare, fatta di piccoli gesti ma anche di piccole risse e discussioni accese, alle volte più o meno violente. I profumi della vita semplice non sono soltanto quelli descritti poc'anzi, dimenticati nei vicoli e nei piccoli tuguri dove la vita scorre come l'acqua del fiume, attimo dopo attimo, senza sosta alcuna. C'è di più e, soprattutto, di meglio! C'è il profumo del freddo inverno (che adesso non si sente, perchè è ancora "estate"), c'è l'odore di sugo con la carne, preparato la domenica prima di andare a messa.
C'è - adesso - l'odore dei campi con le prime foglie ingiallite, l'odore che sentono i cacciatori la mattina presto. C'è l'odore delle donne che lavorano in silenzio fra le cose di casa,  nel chiuso della propria  dimora. C'è il "sapore" della vita in campagna, della vendemmia appena ultimata e della raccolta delle olive che si prepara. Di tutte queste cose raramente si parla. Si parla di moda, di telenovelas, di gossip, della vita dei VIP, ma non si parla della gente semplice, quella che vive con poche centinaia di euro al mese, che si arrabatta fra i panni usati al  mercato "americano"(*) e fa incetta di legna sui monti  per riscaldarsi durante la stagione più fredda. Esiste poi un odore di base che si respira fra questa gente: il sudore. Il sudore della fronte per chi spacca la legna e la schiena, il sudore di chi non detiene tutti quei confort che invece in città sono diventati un "must". Molti benpensanti si illudono che l'odore naturale del corpo umano corrisponda grosso modo a quello del loro bagnoschiuma preferito, in quanto hanno dimenticato cosa significhi il lavoro sudato, il lavoro vero, non quello di carta o, peggio, di aria fritta.
Il confine fra la presenza e l'assenza di una persona in uno spazio così è oltremodo importante. Non è evanescente come quello di chi vive in città, dove l'assenza appare inosservata. Per converso, l'assenza delle persone in alcuni posti visitati, mostra il volto più duro dello sradicamento imposto dalla globalizzazione. Ci sono pietre, case, erba ma in certi posti di persone nemmeno l'ombra. E più andiamo avanti, più il deserto cresce... L'erba prende il posto della pittura sui muri, della pavimentazione dissestata e deteriorata dall'incuria. E' importante soffermarsi su questi aspetti, su come i rapporti dell'uomo con gli oggetti del vivere siano in continua evoluzione (o involuzione). Quanto appena descritto non è il frutto di una pensiero  creato a freddo in modo surrettizio, del tutto strumentale, quanto piuttosto il desiderio di catturare sentimenti ormai sopiti, ma mai morti. La casualità della scelta è emblematica, in quanto ad essa soggiace una costante: il degrado immenso che i nostri centri storici stanno vivendo passivamente, a causa di un cattivo impiego delle risorse tecniche volte a recupero e al restauro di un patrimonio immenso di storia e di civiltà.
(*) modo di dire per indicare il mercato degli indumenti usati
Disegnavo stupendi arabeschi
post pubblicato in diario, il 3 ottobre 2008


                                                            
A volte quando scrivo di getto risulto prolisso. Non me ne accorgo subito. Poi riprendo in mano il testo e trovo molti periodi ridondanti, a volte lunghissimi, con un uso smodato di perifrasi, aggettivi, avverbi ecc. La stessa identica cosa mi accadeva quando, imberbe studente di pianoforte, incominciavo ad imparare. Su di un brano disegnavo stupendi "arabeschi", svirgolavo, glissavo e riempivo il motivo principale con notevoli acciaccature... Per caso (o per fortuna) incontrai una persona che mi fece notare queste cose. All'inizio la odiai. Non suonai per diverso tempo.  Diventai abulico. Ero privo di qualsiasi interesse. Dimenticai il tutto.
Un giorno ripresi a suonare. Ero fuori allenamento: le mie dita erano "legate" e così dovetti faticare non poco per riprendere la necessaria articolazione. Quando fui pronto di nuovo, suonavo in modo differente. Non prestai attenzione alla cosa...
Successivamente, ad una festa, per caso, fra gli invitati, c'era il tizio che tempo prima mi aveva fatto notare il "difetto". Quando venne per congratularsi con me, arrossii vistosamente. Lo ringraziai e lui tornò al suo posto. Feci altrettanto. Le mie mani, però, ripresero curiosamente a disegnare arabeschi... 
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