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Diario Minimo di un commentatore domestico
Domande
post pubblicato in Costume & Società, il 27 gennaio 2013



Ogn'israelita, a qualsiasi latitudine e a qualsiasi grado di mescolanza etnica sia giunto, conosce perfettamente le cagioni del suo "male".
E anche se non è i
mmediatamente in grado di realizzare il fatto compiuto, prima o poi, tale consapevolezza affiora in modo limpido ed evidente. Perché sono stati sempre perseguitati? Per quale assurdo motivo? Perchè han dovuto fuggire? E, soprattutto, perché, ancora adesso, che hanno trovato la "patria perduta" sono costretti ogni giorno a combattere per difendere a caro prezzo quei confini? Eccetera, eccetera. In altre parole occorre conoscere la radice profonda di tale situazione. Vale a dire le ragioni consolidate secondo cui - qualunque fossero, nel tempo e nello spazio, gli atteggiamenti e i comportamenti assunti da questa razza - essa non abbia mai potuto trovare pace; e, soprattutto non sia mai riuscita a trovare negli "altri" una chiara e convinta adesione alle sue motivazioni, alle sue petizioni, alle sue esigenze. Le ragioni economiche,  quelle ideologiche, gli infidi fariseismi, le false "ragioni etiche" hanno nel tempo mascherato quella realtà profonda che, appunto, ciascun ebreo conosce a menadito, rintracciandola, più che nelle pagine ingiallite della storia, nelle pieghe profonde della sua coscienza.


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Ricordi di altri natali
post pubblicato in diario, il 24 dicembre 2012



 Le piaceva adagiarsi carponi sul pavimento, con il volto rivolto all'indietro. Altre, invece, si metteva in piedi contro la parete con le braccia parallele al pavimento. Poi alzava le braccia sopra la testa in modo tale da formare una strana curva. Muoveva poi velocemente il capo su e giù come se stesse pregando al muro del pianto. Fletteva  un poco – decidere quanto era un’operazione di alta precisione che richiedeva un’assoluta concentrazione mentale e il meglio del suo senso spaziale – il collo a destra, in modo che la punta del naso formasse una perfetta diagonale con il capezzolo sinistro: particolare indispensabile a determinare la sottesa armonia che solleticava l’estro estetico e provocava la motilità cordis del Contemplante. I capelli si agitavano liberamente nel momento in cui li lasciava cadere sul collo e poi fluivano piano, come neve al rallentatore, adagiandosi nella loro nicchia naturale fra l’orecchio e la clavicola. Una volta posatisi, nessun soffio doveva più muoverli: come cenere, come piumaggio, rimanevano immoti nel loro nido. Gli occhi sentivano su di sé il peso delle palpebre, lo sguardo lottava per scavalcare la vellutata saracinesca, ma così forte così forte era la tentazione di lasciarsi coprire, del tutto.


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Tempus fugit
post pubblicato in diario, il 19 dicembre 2012


                              

 "Il tempo è un galantuomo" - si dice spesso. Tuttavia, quando le cose passano non sai più se sono vere o sono false. Il tempo , dunque, non sempre conserva così come la mente crea.

Quando le cose passano non sai più se sono accadute davvero o se le hai solo pensate, immaginate.
Per converso, situazioni e persone che hai solo pensato e immaginato, magari riscaldandole col cuore della passione, conservano più a lungo i sapori e le emozioni di una cosa realmente accaduta. 

Ciò perché il tempo è relativo e, contrariamente a ciò che si potrebbe credere, l'immaginazione serba pure la fragranza della "verità".

Chi nega realtà al mentale è ignaro di ciò che acade veramente; i piaceri che una volta ci sembravano indimenticabili  - una volta passati -  muoiono; viceversa  - i piaceri pensati e immaginati intensamente  conservano il loro umore e a lungo restano - palpitanti - nella mente che li ha ingenerati.

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Accodarsi
post pubblicato in diario, il 15 dicembre 2012


 Si preferisce accodarsi, abituarsi, inginocchiarsi piuttosto che tracciare una lineadi separazione  netta   dal mondo circostante. L'adattamento, di fatto, viene riconosciuto unanimemente come una delle più grande risorse dell'uomo. Senza adattamento l'uomo forse non sarebbe sopravvissuto alle intemperie della della vita, che non possono, e mai potranno esserlo, così come ci si attenderebbe. Tuttavia,  è proprio in questa "distanza", in questo spazio di "separazione", in questo cerchio magico, che trova spazio la coscienza delle cose. Il resto è semplice istinto di sopravvivenza.
Se ci ritroviamo, obtorto collo,  a subire situazioni che
mai vorremmo aver incontrato,  ci accorgeremo che, viceversa,  col tempo, proveremo un augusto piacere a voler spendere tutte le nostre energie per regolare gli attriti, per attenuare le tensioni, per smussare angoli troppo acuti...

"Umano, troppo umano", direbbe Nice.

 


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Sovranità...uhm....meglio responsabilità
post pubblicato in Politica, il 10 dicembre 2012



Il disordine attuale, presente nella società italiana, incoraggia l'informazione selvaggia; una informazione mendace e assai variegata che non aiuta a comprendere ma solo ad indirizzare l'ignaro pubblico in una determinata maniera.
La difficoltà, oggi, per il lettore medio è proprio quella di riuscire a dipanare il bandolo della matassa. Indici di Borsa, grafici, tabelle e tutta una serie di termini tecnici di matrice anglofona contribuiscono a rendere il pastone assai pesante e dunque piuttosto indigeribile per i deboli di stomaco.
Per mantenere lo share alto durante i talk-show politici occorre buttarla in "bagarre", aizzando focolai ideologici che spesso trascendono in veri e propri flames personali. 
Sul Web invece regna la confusione più nera.
Sarà forse per questo preciso motivo che un po' tutti i partiti di marca populista nel criticare giustamente il governo Monti fanno ricorso al medesimo argomento: la Sovranità monetaria. 
La questione non è nuova. Il primo a portarla all'attenzione del grande pubblico, attraverso una televisione locale abruzzese, fu lo scomparso prof. Giacinto Auriti, docente di Teoria del Diritto all'Università di Teramo. 
Chi conosce  l' uso distorto  che moltissimi Stati avevano fatto del diritto di stampare in proprio la moneta non può non porsi il dubbio sulla reale utilità di questo diritto. In altre parole, ci sarà un motivo logico e reale che non sia viceversa il frutto bacato di un sordido complotto? Il diritto di battere moneta oggi si è perciò notevolmente ridotto, proprio per evitarne l'abuso; e, ciò nonostante, si chiede a gran voce, il diritto di falsificare la moneta, cioè al diritto di imporre ai popoli la peggiore delle imposte, peggiore perché inavvertita, gravante assai più sui poveri che sui ricchi, cagione di arricchimento per i pochi e di impoverimento per i più, lievito di malcontento  per i FACINOROSI, e dunque di insoddisfaszione imperante e, di conseguenza, anche foriera di disordini e ribellioni cruente.
Può una persona ragionevole basarsi su mere congetture non avvalorate dalla logica?
Il peso della colpa
post pubblicato in diario, il 6 dicembre 2012



ll cavaliere da Arcore si accorge un poco troppo tardivamente di aver portato il paese sul baratro. Naturalmente il mio giudizio non si accoda a quello tanto più autorevole quanto interessato di Pierluigi Bersani, ma anzi ne coglie il nesso logico per approfondire la dichiarazione dell'ex presidente del Consiglio. 

Il Cavaliere fa finta di nulla, fa  finta, cioè, di non essere mai stato al governo di questo paese. Infatti, nei suoi lunghi panegirici sui governni di centro destra, allontana sempre da se ogni colpa. La colpa, di volta in volta, la attribuisce a: i comunisti, rei non soltanto di aver bollito e mangiato bambini, ma pure di avergli sempre messo il bastone fra le ruote, tanto che se, non fosse per loro, chissà cosa avrebbe fatto nella vita...

Allorquando i comunisti sono scomparsi anche dal parlamento, ha attribuito la colpa alla sinistra. Di sinistra sarebbe - secondo il cavaliere -  pure Perferdinando Casini, leader del CCD-UDC. E di sinistra sarebbe persino l'ex alleato nazionale Gianfranco Fini, reo di averlo dato per spacciato in un celebre fuori onda. Dopo di che, gli ha preferito finanche l'antisemita ... per non parlare dei degli altalenanti pareri sull'Umba padano, giudicato un tempo come la "Vanna Marchi" della politica padana.

In pratica il nostro "salvatore" ha prima permesso al novello premier di far man bassa di tutti i risparmi italiani, menttendo famiglie ed imprese letteralmente in ginocchio e, poi, a guai fatti, decide, da par suo, di "scendere in campo". Un film già visto, non c'è che dire... peccatto non sia stato un bel film




Tempi dispari
post pubblicato in Musica, il 5 dicembre 2012



Il motore del famoso "Take Five" non ha retto all'usura del tempo, forse per via di quello strabiliante 5/4 che faceva impazzire i jazzofili di tutto il mondo. Del resto di acqua sotto i ponti ne era passata tantissima dato che la fine è arrivata proprio un giorno prima che il grande Dave compisse il suo  novantaduesimo compleanno. Naturalmente, "Take Five" è solo uno dei tanti brani composto dal celebre musicista americano. Parlare della sua vita, di come si fosse accostato al Jazz, di sua madre che suonava il pianoforte, della sua vista precaria che gli impedì di studiare la musica in modo assiduo, non renderebbe giustizia ad un artista che trovò una sua strada verso i ritmi afro-americani, senza seguire pedessiquamente la scia allora in voga del Be-bop, ricercando un fraseggio innovativo, esente dagli accenti troppo esasperati del be-bop, ma non per questo meno bello. Il risultato del suo primo ottetto fu un jazz fresco, più fruibile per un vasto pubblico, ma non perciò meno ricercato e indiscutibilmente prezioso. Il nome che venne dato a quel "sound" fu, appunto,Cool Jazz. La cosa migliore, dunque, per ricordarlo non è quella di dilungarsi in inutili discorsi ma ascoltare con attenzione la sua musica.

 

Il brano che segue incarna magnificamente l'idea di tempo dispari adottata dallo scomparso pianista californiano. 

Il titolo di questo brano deriva dai "nove ottavi" del ritmo turco così suddiviso: 2 +2 +2 +3 e 3 +3 +3 che si svolgono consecutivamente in questo pezzo.



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Specchio delle mie brame
post pubblicato in diario, il 4 dicembre 2012




Spesso mi domandano come mai adotto un nick... in rete quando potrei magari usare nome e cognome. A dire il vero ho usato diverse volte il mio vero nome, forse più per dimostrare di essere una persona in carne ed ossa anziché un robot. In realtà le cose stanno assai diversamente..

Davanti al nostro monitor siamo nudi.  E, cosa apparentemente strana,  proprio quando ci si vuole coprire, magari mediante un nick stravagante, ci si appresta a fare l'azione inversa. Lo specchio-schermo riflette un'immagine speculare e virtuale nello stesso tempo. L'occhio che percepisce ri-costruisce, re-in-terpreta....la realtà

 Quant verità credi ci sia in tutto questo? Forse la verità nelle credenze comuni, nei "modelli" con i quali misuriamo la nostra vita? Modelli che, tra l'altro, a loro volta, vengono ri-costruiti spesso ad uso e consumo oppure cambiano e degradano per la loro natura...)

La verità (ammesso si possa conoscerla) è ¨ nella "maschera" in quella temporanea finzione  che si presenta nello spazio e nel tempo...
Il corpo  "mente" e la mente è  corpo". Le descrizioni, a volte necessariamente (problemi tecnici di espressioni riscattati dall'ambiguità delle parole) dualistiche sono spesso fuorvianti perché tendono a "dividere" a separare dia-bolicamente.....

Viceversa, chi si presente con nome e cognome, magari fornendo anche le esatte credenziali di nascita, curriculum ecc. è chi inconsciamente vuole nascondersi, sfuggire alla realtà e soprattutto non conoscersi.
 


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L'importanza delle premesse
post pubblicato in diario, il 29 novembre 2012



Può una persona che si reputa contro l'omologazione imperante essere - a sua volta - accusato di favorirla? Sicuramente si. Questa è una chiara possibilità che si presenta a chi esercita ogni tipo di critica. Ed è anche un rischio  a cui si sottopone chi  - volens nolens -  pretende di essere in un modo anziché in un altro. Tuttavia, nel concedere l'ammissibilità dell'ipotesi non si può fare a meno di considerare il lato verificabile ed oggettivo che la questione di per se esercita. 

Incomincio perciò col dire che chiunque intenda portare avanti una battaglia contro l'omologazione culturale imperante deve essere consapevole di ciò che si appresta ad affrontare;  deve, in altre parole, sapere in anticipo che la cultura dominante nel fornire un determinato scenario come positivo ed auspicabile ne fornisce, altresì, anche un contraltare negativo e deprecabile. E così avviene pure le figure intermedie, per quei scenari che - in pratica - rappresenterebbero le alternative possibili (politically correct) a quella dominante. 

Ecco, questo è - in estrema  sintesi - il quadro d'insieme da cui non è possibile prescindere. Non tenerne conto equivale a sbagliare l'analisi e, dunque, anche il giudizio finale. 

Molti invece non riflettono minimamente su questa doverosa premessa. Muovono le loro obiezioni molto spesso sospinti dall'insoddisfazione personale, accompagnata dall'estrema difficoltà di inserirsi in un qualsiasi contesto, facendo leva - spesso e volentieri - sul clima di crisi generale e diffusa, che però, a sua volta,  scaturisce da cause diverse anche se convergentiIl clima generale (ambiente esterno) non può nè deve rappresentare un pretesto per avvalorare certe perrsonali idiosincrasie... Bisogna in  parole povere, mantenere una mente algida e raziocinante, scevra da qualunque pregiudizio ideologico o comportamentale, pena la nullità fuorviante dell'atto pensato

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Griffe
post pubblicato in diario, il 17 novembre 2012


Chi ritiene che le "griffe" siano solo quelle che si vedono in onda durante le interminabili réclame Tv si sbaglia di grosso. Non solo prodotti commerciali o gadgets di marca, anche libri, best-sellers, pellicole, musica, ecc. Tutto quanto ha un "nome" altisonante è una "griffe". Il resto non esiste o quasi.

Persino su Internet e nei Blog ci sono le griffe: esistono Blog certificati, denuclearizzati, equo-solidali, politically correct, ecc. Ma anche quelli politicamente scorretti devono essere di "marca"... altrimenti... vengono "snobbati", ignorati o messi da parte. Il lato paradossale della mia osservazione è questo: anche chi dice di essere "diverso", di non credere in questi feticci pseudo-culturali. in questo modo omologato e omologante, agisce come in una sorta di riflesso condizionato, dove il parere "illustre" vale più di quello sconosciuto solo perché l'ha detto questo o quello...

Non ci credete? 

Provare per credere.


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